Design
Quando Benoit Mandelbrot, il padre della geometria dei frattali, descriveva la sua esperienza di ricercatore, era solito definirla: "nomadi per scelta, pionieri per necessità"; così, quando penso a Steve McCurry, tendo ad applicare lo stesso aforisma alla sua vita da instancabile ricercatore della natura umana.
I frattali di Mandelbrot sono la realtà nascosta dietro quel principio di ordine euclideo che abbiamo sempre associato alla natura. I soggetti delle foto di McCurry sono la realtà nascosta dietro quella comunicazione patinata che pensa di rappresentare l'umanità.
E così come Mandelbrot ha fornito i primi strumenti matematici per affrontare il caos, McCurry ci fornisce testimonianze visive per confrontarci con la diversità.Steve ha tutte le caratteristiche del ricercatore puro: dalla pazienza che ci vuole per portare a termine un esperimento (o per scattare una foto), all'inquietudine che lo spinge sempre verso una nuova frontiera da varcare.
La sua vita assomiglia a un lungo viaggio in cui la residenza newyorkese su 5th Avenue è più un deposito bagagli che un rifugio per ritemprarsi, perchè, senza alcuna retorica: la sua casa è ovunque.
Mentre la nostra idea di casa assomiglia sempre più ad arroganti dichiarazioni di potere ben salde sulla terra che occupano, a manifesti di felicità individuale che non contemplano alcuna ricaduta collettiva, le case nelle sue foto sono precarie, come le vite di chi le abita, simili a strutture cellulari labili. Ed è esattamente questa suggestione che ho cercato di riportare all'interno dei grandi spazi del Macro, un allestimento come un villaggio nomade, strutture che si compenetrano per restituire quel senso di solidarietà che si respira nelle foto di McCurry. Con un criterio espositivo che non tiene conto di variabili spazio-temporali ma che lavora sull'assonanza dei soggetti, sugli imprevisti gradi di parentela che restituiscono il senso di umanità.
C'è la vita e c'è la morte nelle foto di Steve, e quel breve o lungo percorso che le unisce; come il percorso e il senso stesso di questa mostra che porterà gli stessi visitatori ad essere nomadi per scelta, pionieri per necessità...
Fabio Novembre
Fabio Novembre interpreta spazi e disegna oggetti per le più importanti realtà internazionali, dal design alla moda passando per l'arte e l'architettura.
Dal 1994, anno in cui apre il suo studio a Milano, ad oggi le collaborazioni nel mondo del design, con Driade, Cappellini, Meritalia, Flaminia e Casamania,
si affiancano alla progettazione di showroom e boutique per importanti marchi di moda nel mondo fra cui Tardini, Blumarine e Stuart Weitzman.
Nel 2008 il Comune di Milano gli dedica una mostra monografica presso la Rotonda di Via Besana dal titolo: "Insegna anche a me la libertà delle rondini".
L'anno successivo il Triennale Design Museum lo invita a curare ed ideare una mostra sul suo lavoro dal titolo: "Il fiore di Novembre".
Nel 2010 il Comune di Milano gli commissiona l'allestimento del proprio spazio all'interno del Padiglione Italia dell'Expo di Shanghai
mentre nell'ottobre del 2011 cura l'art direction della mostra "Lavazza con te partirò" presso il Teatro dell'Arte della Triennale di Milano in occasione dei vent'anni del Calendario dell'azienda.



